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	<description>Il 1° Urban Blog della Provincia di Catania!</description>
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		<title>San Lorenzo, Patrono di Sant&#8217;Agata li Battiati (CT)</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 06:30:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog Village</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sant'Agata li Battiati]]></category>

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		<description><![CDATA[San Lorenzo Diacono e martire, Patrono di Sant&#8217;Agata li Battiati (CT)
10 agosto
Fin dai primi secoli del cristianesimo, Lorenzo viene generalmente raffigurato come un giovane diacono rivestito della dalmatica, con il ricorrente attributo della graticola o, in tempi più recenti, della borsa del tesoro della Chiesa romana da lui distribuito, secondo i testi agiografici, ai poveri. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">San Lorenzo Diacono e martire, Patrono di Sant&#8217;Agata li Battiati (CT)<br />
<em>10 agosto</em></p>
<p><a href="http://www.blogvillage.it/wp-content/uploads/2010/08/San-Lorenzo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1692" title="San Lorenzo" src="http://www.blogvillage.it/wp-content/uploads/2010/08/San-Lorenzo.jpg" alt="San Lorenzo" width="165" height="300" /></a>Fin dai primi secoli del cristianesimo, Lorenzo viene generalmente raffigurato come un giovane diacono rivestito della dalmatica, con il ricorrente attributo della graticola o, in tempi più recenti, della borsa del tesoro della Chiesa romana da lui distribuito, secondo i testi agiografici, ai poveri. Gli agiografi sono concordi nel riconoscere in Lorenzo il titolare della necropoli della via Tiburtina a Roma È certo che Lorenzo è morto per Cristo probabilmente sotto l&#8217;imperatore Valeriano, ma non è così certo il supplizio della graticola su cui sarebbe stato steso e bruciato. Il suo corpo è sepolto nella cripta della confessione di san Lorenzo insieme ai santi Stefano e Giustino. I resti furono rinvenuti nel corso dei restauri operati da papa Pelagio II. Numerose sono le chiese in Roma a lui dedicate, tra le tante è da annoverarsi quella di San Lorenzo in Palatio, ovvero l&#8217;oratorio privato del Papa nel Patriarchio lateranense, dove, fra le reliquie custodite, vi era il capo. (Avvenire)</p>
<p> Forse da ragazzo ha visto le grandiose feste per i mille anni della città di Roma, celebrate nel 237-38, regnando l’imperatore Filippo detto l’Arabo, perché figlio di un notabile della regione siriana. Poco dopo le feste, Filippo viene detronizzato e ucciso da Decio,</p>
<p><span id="more-1690"></span>duro persecutore dei cristiani, che muore in guerra nel 251. L’impero è in crisi, minacciato dalla pressione dei popoli germanici e dall’aggressività persiana. Contro i persiani combatte anche l’imperatore Valeriano, salito al trono nel 253: sconfitto dall’esercito di Shapur I, morirà in prigionia nel 260. Ma già nel 257 ha ordinato una persecuzione anticristiana.<br />
Ed è qui che incontriamo Lorenzo, della cui vita si sa pochissimo. E’ noto soprattutto per la sua morte, e anche lì con problemi. Le antiche fonti lo indicano come arcidiacono di papa Sisto II; cioè il primo dei sette diaconi allora al servizio della Chiesa romana. Assiste il papa nella celebrazione dei riti, distribuisce l’Eucaristia e amministra le offerte fatte alla Chiesa.<br />
Viene dunque la persecuzione, e dapprima non sembra accanita come ai tempi di Decio. Vieta le adunanze di cristiani, blocca gli accessi alle catacombe, esige rispetto per i riti pagani. Ma non obbliga a rinnegare pubblicamente la fede cristiana. Nel 258, però, Valeriano ordina la messa a morte di vescovi e preti. Così il vescovo Cipriano di Cartagine, esiliato nella prima fase, viene poi decapitato. La stessa sorte tocca ad altri vescovi e allo stesso papa Sisto II, ai primi di agosto del 258. Si racconta appunto che Lorenzo lo incontri e gli parli, mentre va al supplizio. Poi il prefetto imperiale ferma lui, chiedendogli di consegnare “i tesori della Chiesa”.<br />
Nella persecuzione sembra non mancare un intento di confisca; e il prefetto deve essersi convinto che la Chiesa del tempo possieda chissà quali ricchezze. Lorenzo, comunque, chiede solo un po’ di tempo. Si affretta poi a distribuire ai poveri le offerte di cui è amministratore. Infine compare davanti al prefetto e gli mostra la turba dei malati, storpi ed emarginati che lo accompagna, dicendo: &#8220;Ecco, i tesori della Chiesa sono questi&#8221;.<br />
Allora viene messo a morte. E un’antica “passione”, raccolta da sant’Ambrogio, precisa: &#8220;Bruciato sopra una graticola&#8221;: un supplizio che ispirerà opere d’arte, testi di pietà e detti popolari per secoli. Ma gli studi (v. Analecta Bollandiana 51, 1933) dichiarano leggendaria questa tradizione. Valeriano non ordinò torture. Possiamo ritenere che Lorenzo sia stato decapitato come Sisto II, Cipriano e tanti altri. Il corpo viene deposto poi in una tomba sulla via Tiburtina. Su di essa, Costantino costruirà una basilica, poi ingrandita via via da Pelagio II e da Onorio III; e restaurata nel XX secolo, dopo i danni del bombardamento americano su Roma del 19 luglio 1943.</p>
<p>Autore: <span><em>Domenico Agasso</em></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Fonte: <a href="http://www.famigliacristiana.it/">Famiglia Cristiana</a></span></p>
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		<title>San Nicola (Nicolò) Politi, Patrono di Adrano (CT)</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 06:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog Village</dc:creator>
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		<description><![CDATA[San Nicola (Nicolò) Politi Eremita in Sicilia, Patrono di Adrano (CT)
3 agosto
Nacque nella città d&#8217;Adernò (oggi Adrano &#8211; Catania) nel 1117 nel nobile casato dei Politi. Venne presto considerato un santo: col segno della croce scacciava i lupi che assalivano gli ovili, sanava le pecore, intercedeva per la guarigione dei malati. Nel giorno delle nozze, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">San Nicola (Nicolò) Politi Eremita in Sicilia, Patrono di Adrano (CT)<br />
<em>3 agosto</em></p>
<p><a href="http://www.blogvillage.it/wp-content/uploads/2010/08/San-Nicolò-Politi-Adrano-CT.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1625" title="San Nicolò Politi Adrano (CT)" src="http://www.blogvillage.it/wp-content/uploads/2010/08/San-Nicolò-Politi-Adrano-CT.jpg" alt="San Nicolò Politi Adrano (CT)" width="220" height="300" /></a>Nacque nella città d&#8217;Adernò (oggi Adrano &#8211; Catania) nel 1117 nel nobile casato dei Politi. Venne presto considerato un santo: col segno della croce scacciava i lupi che assalivano gli ovili, sanava le pecore, intercedeva per la guarigione dei malati. Nel giorno delle nozze, imposte dai genitori, fuggì iniziando a solo 17 anni la vita eremitica. Fino a quando divenne monaco laico presso il Monastero basiliano del Rogato, dove visse per il resto della vita. Ogni sabato, percorrendo un impervio sentiero, si recava dalla grotta dove dimorava al monastero per confessarsi e ricevere l&#8217;Eucaristia. Il 12 agosto del 1167 Nicolò rientrò alla grotta esausto. Poco dopo un angelo gli rivelò che la sua anima sarebbe salita in Cielo due giorni dopo la festa dell&#8217;Assunta. Martedì 15 Agosto si recò al monastero per confessarsi e ricevere per l&#8217;ultima volta l&#8217;Eucaristia. Salutò tutti i monaci, affidandosi alle loro preghiere. All&#8217;alba del 17 Agosto 1167 Nicolò, dopo una notte in preghiera, con la croce fra le braccia, fu accolto dal Signore. (Avvenire)</p>
<p><span id="more-1623"></span></p>
<p>Nicolò nasce nella città d&#8217;Adernò (oggi Adrano &#8211; Catania -) nel 1117 nel nobile casato dei Politi. I genitori già avanti in età, dopo molte preghiere ed opere di carità, ottennero dal Signore questo unico figlio.<br />
Già alla nascita dei segni straordinari sono testimoni della volontà di Dio; infatti, l&#8217;acqua con la quale venne lavato, appena nato, versata in terra, fece zampillare una tiepida sorgente. Iniziò ad astenersi dal latte materno il mercoledì, il venerdì ed il sabato, ma ciò nonostante crebbe in salute e nella grazia di Dio.<br />
Crebbe nell&#8217;affetto dei genitori, fu istruito alla dottrina cristiana, imparò a leggere e scrivere (in quegli anni in Adernò vi erano i Normanni e la cultura cristiana più diffusa era quella basiliana).<br />
Nicolò crebbe in grazia di Dio e si avvicinò sempre più alla contemplazione dei misteri della passione di Cristo ed alla preghiera costante della Vergine Maria fino a consacrare la sua vita al Signore.<br />
Ancora ragazzino con la sua fede permise la conversione di molti, e tale era la sua fiducia in Gesù che col segno della croce scacciava i lupi che assalivano gli ovili, sanava le pecore, non ultimo intercedeva per la guarigione dai malati.<br />
Iniziò la sua penitenza, con preghiere e mortificazioni, finché nel giorno delle nozze, imposte dai genitori, un Angelo del Signore lo esortò a seguirlo. Egli subito obbedì fuggendo dalla casa paterna. Così a 17 anni iniziò la sua vita eremitica, fortificando il suo spirito in una grotta alle falde dell&#8217;Etna sita ad alcuni chilometri da Adernò, armato della fede in Cristo e di un bastone crociato rendendosi docile all&#8217;Eterno Amore.<br />
La sua famiglia non si diede pace e lo cercò a lungo, talché un giorno, dopo tre anni dalla sua fuga, furono prossimi alla grotta dove dimorava. In tale circostanza un Angelo avvisò Nicolò consigliandolo di recarsi presso il monte Calanna in terra d&#8217;Alcara, con la promessa che quel luogo sarebbe stato la sua finale dimora.<br />
Nicolò s&#8217;incamminò, con la scorta miracolosa di un&#8217;aquila, e giunto in un bosco, prossimo ai monti Nebrodi,il Demonio in veste di ricco mercante lo tentò. Satana lo lusingò, promettendogli ricchezza e piaceri terreni. Nicolò meditando le piaghe di Gesù innalzò la croce e nel nome di Cristo Signore pregò d&#8217;essere liberato da quella tentazione e subito il Tentatore svanì.<br />
Lungo il cammino sostò presso l&#8217;abbazia basiliana sita a Maniace dove incontrò un giovane monaco Lorenzo da Frazzanò. Questi comprese la volontà del Cielo e con affetto fraterno indirizzò Nicola presso il Monastero di Santa Maria Del Rogato.<br />
Il Santo eremita proseguì il viaggio giungendo in territorio d&#8217;Alcara Li Fusi (Messina). Ormai stremato ottenne da Dio di far sgorgare una sorgente percotendo una roccia col suo bastone crociato, e quel luogo è ancor oggi detto Acqua Santa.Inerpicandosi lungo il monte Calanna vide l&#8217;aquila posarsi su una roccia. In quel luogo il trovò una spelonca: la sua nuova ed ultima abitazione. L&#8217;aquila s&#8217;allontanò e poco dopo ritornò portando con se mezzo pane fresco e fragrante che depose all&#8217;ingresso della grotta.<br />
Come indicatogli da Lorenzo, Nicola si recò presso il Monastero basiliano del Rogato. Qui trovò la guida spirituale e divenne monaco laico accettando il piccolo abito e la regola basiliana. In questo monastero per il resto della vita, ogni sabato,percorrendo un impervio tragitto si recò per confessarsi e ricevere l&#8217;Eucaristia.<br />
Nel 1162 Nicola, trovandosi presso il Rogato, scorge l&#8217;amico Lorenzo: l&#8217;incontro tra i due Santi amici commosse molto i monaci del monastero. I due amici trascorsero insieme quella santa giornata presso l&#8217;eremo del Calanna; Lorenzo rabbrividì vedendo l&#8217;orribile condizione in cui Nicola aveva vissuto tutti quegli anni e si stupì (nonostante anch&#8217;egli manifestasse segni straordinari e miracolosi di santità) di come l&#8217;amico avesse fatto a sopravvivere così a lungo in quelle condizioni. Pregarono e lodarono l&#8217;opera mirabile di Dio, cenarono con erbe, radici e col pane (stavolta intero) portato dall&#8217;aquila; infine, Lorenzo confidò all&#8217;amico (avendo avuta una rivelazione dal Cielo) che il 30 Dicembre di quell&#8217;anno egli sarebbe morto. Al mattino del dì seguente si scambiarono l&#8217;abbraccio dell&#8217;addio, Lorenzo benedì Nicola e gli promise ancora un segno di saluto su questa terra. Nicolò non comprese subito, ma il 30 dicembre, domenica, allorché alla sera la sua grotta fu inondata di luce soave e da un profumo di rose, capì che in quel momento l&#8217;Anima di Lorenzo saliva al Cielo e gli mandava l&#8217;ultimo saluto.<br />
Sabato 12 agosto 1167 Nicolò, si recò come di solito al Rogato e poi rientrò alla sua grotta affaticato, esausto. Sentiva il suo spirito sempre pronto e disposto a soffrire, ma il corpo era infermo, si reggeva a stento. Pregò il Signore di liberarlo dai lacci che lo legavano alla vita terrena e di accoglierlo in Cielo. Poco dopo una voce angelica gli rivelo che 2 giorni dopo la festa dell&#8217;Assunzione di Maria la sua anima sarebbe salita in Cielo.<br />
Nicola ebbe il cuore colmo di gioia e ,ringraziato il Signore, si preparò all&#8217;ora sospirata della liberazione da questo mondo. Martedì 15 Agosto si recò al Rogato per l&#8217;ultima confessione e ricevere per l&#8217;ultima volta l&#8217;Ostia santa, si congedò da tutti i monaci raccomandandosi alle loro preghiere.<br />
Il 16 agosto, vigilia del grande giorno, ricevette l&#8217;ultima visita della fedele aquila che, dopo aver deposto il consueto pane miracoloso, si librò in alto e prima di scomparire in lontananza compì sulla grotta vari giri per dare l&#8217;ultimo saluto. Nicolò si commosse per quel gesto e ringraziò e benedì quella creatura di Dio.<br />
Per 50 anni fu come fiaccola ardente assiduo nella preghiera costante, nella penitenza e nei cilizi, mantenendosi candido come giglio e puro come acqua cristallina.<br />
All&#8217;alba del 17 Agosto 1167 Nicolò, che vegliò tutta la notte in preghiera, era nella grotta, inginocchiato, con la rustica croce fra le braccia e il libro delle orazioni aperto sulle mani. Levò lo sguardo al cielo col cuore rivolto a Dio in uno slancio supremo di adorazione, di offerta, di amore.<br />
In tale atteggiamento, all&#8217;apparir del sole, avvenne il sereno transito: l&#8217;Anima dolcissima di Nicolò si dislacciò dal gracile corpo e volò alle sfere celesti.</p>
<p>Autore: Gaetano Sorge</p>
<p>Fonte: http://www.sannicola.tk</p>
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		<title>Santo Stefano, Patrono di Aci Bonaccorsi (CT)</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 06:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog Village</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Santo Stefano Protomartire, Patrono di Aci Bonaccorsi
3 agosto
Primo martire cristiano, e proprio per questo viene celebrato subito dopo la nascita di Gesù. Fu arrestato nel periodo dopo la Pentecoste, e morì lapidato. In lui si realizza in modo esemplare la figura del martire come imitatore di Cristo; egli contempla la gloria del Risorto, ne proclama [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Santo Stefano Protomartire, Patrono di Aci Bonaccorsi<br />
<em>3 agosto</em></p>
<p><a href="http://www.blogvillage.it/wp-content/uploads/2010/08/Santo_Stefano_Protomartire.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1698" title="Santo_Stefano_Protomartire" src="http://www.blogvillage.it/wp-content/uploads/2010/08/Santo_Stefano_Protomartire-189x300.jpg" alt="Santo_Stefano_Protomartire" width="189" height="300" /></a>Primo martire cristiano, e proprio per questo viene celebrato subito dopo la nascita di Gesù. Fu arrestato nel periodo dopo la Pentecoste, e morì lapidato. In lui si realizza in modo esemplare la figura del martire come imitatore di Cristo; egli contempla la gloria del Risorto, ne proclama la divinità, gli affida il suo spirito, perdona ai suoi uccisori. Saulo testimone della sua lapidazione ne raccoglierà l&#8217;eredità spirituale diventando Apostolo delle genti. (Mess. Rom.)</p>
<p>La celebrazione liturgica di s. Stefano è stata da sempre fissata al 26 dicembre, subito dopo il Natale, perché nei giorni seguenti alla manifestazione del Figlio di Dio, furono posti i “comites Christi”, cioè i più vicini nel suo percorso terreno e primi a renderne testimonianza con il martirio.<br />
Così al 26 dicembre c’è s. Stefano primo martire della cristianità, segue al 27 s. Giovanni Evangelista, il prediletto da Gesù, autore del Vangelo dell’amore, poi il 28 i ss. Innocenti, bambini uccisi da Erode con la speranza di eliminare anche il Bambino di Betlemme; secoli addietro anche la celebrazione di s. Pietro e s. Paolo apostoli, capitava nella settimana dopo il Natale, venendo poi trasferita al 29 giugno.</p>
<p><span id="more-1696"></span>Del grande e veneratissimo martire s. Stefano, si ignora la provenienza, si suppone che fosse greco, in quel tempo Gerusalemme era un crocevia di tante popolazioni, con lingue, costumi e religioni diverse; il nome Stefano in greco ha il significato di “coronato”.<br />
Si è pensato anche che fosse un ebreo educato nella cultura ellenistica; certamente fu uno dei primi giudei a diventare cristiani e che prese a seguire gli Apostoli e visto la sua cultura, saggezza e fede genuina, divenne anche il primo dei diaconi di Gerusalemme.<br />
Gli Atti degli Apostoli, ai capitoli 6 e 7 narrano gli ultimi suoi giorni; qualche tempo dopo la Pentecoste, il numero dei discepoli andò sempre più aumentando e sorsero anche dei dissidi fra gli ebrei di lingua greca e quelli di lingua ebraica, perché secondo i primi, nell’assistenza quotidiana, le loro vedove venivano trascurate.<br />
Allora i dodici Apostoli, riunirono i discepoli dicendo loro che non era giusto che essi disperdessero il loro tempo nel “servizio delle mense”, trascurando così la predicazione della Parola di Dio e la preghiera, pertanto questo compito doveva essere affidato ad un gruppo di sette di loro, così gli Apostoli potevano dedicarsi di più alla preghiera e al ministero.<br />
La proposta fu accettata e vennero eletti, Stefano uomo pieno di fede e Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmenas, Nicola di Antiochia; a tutti, gli Apostoli imposero le mani; la Chiesa ha visto in questo atto l’istituzione del ministero diaconale.<br />
Nell’espletamento di questo compito, Stefano pieno di grazie e di fortezza, compiva grandi prodigi tra il popolo, non limitandosi al lavoro amministrativo ma attivo anche nella predicazione, soprattutto fra gli ebrei della diaspora, che passavano per la città santa di Gerusalemme e che egli convertiva alla fede in Gesù crocifisso e risorto.<br />
Nel 33 o 34 ca., gli ebrei ellenistici vedendo il gran numero di convertiti, sobillarono il popolo e accusarono Stefano di “pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio”.<br />
Gli anziani e gli scribi lo catturarono trascinandolo davanti al Sinedrio e con falsi testimoni fu accusato: “Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge. Lo abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno, distruggerà questo luogo e cambierà le usanze che Mosè ci ha tramandato”.<br />
E alla domanda del Sommo Sacerdote “Le cose stanno proprio così?”, il diacono Stefano pronunziò un lungo discorso, il più lungo degli ‘Atti degli Apostoli’, in cui ripercorse la Sacra Scrittura dove si testimoniava che il Signore aveva preparato per mezzo dei patriarchi e profeti, l’avvento del Giusto, ma gli Ebrei avevano risposto sempre con durezza di cuore.<br />
Rivolto direttamente ai sacerdoti del Sinedrio concluse: “O gente testarda e pagana nel cuore e negli orecchi, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; voi che avete ricevuto la Legge per mano degli angeli e non l’avete osservata”.<br />
Mentre l’odio e il rancore dei presenti aumentava contro di lui, Stefano ispirato dallo Spirito, alzò gli occhi al cielo e disse: “Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo, che sta alla destra di Dio”.<br />
Fu il colmo, elevando grida altissime e turandosi gli orecchi, i presenti si scagliarono su di lui e a strattoni lo trascinarono fuori dalle mura della città e presero a lapidarlo con pietre, i loro mantelli furono deposti ai piedi di un giovane di nome Saulo (il futuro Apostolo delle Genti, s. Paolo), che assisteva all’esecuzione.<br />
In realtà non fu un’esecuzione, in quanto il Sinedrio non aveva la facoltà di emettere condanne a morte, ma non fu in grado nemmeno di emettere una sentenza in quanto Stefano fu trascinato fuori dal furore del popolo, quindi si trattò di un linciaggio incontrollato.<br />
Mentre il giovane diacono protomartire crollava insanguinato sotto i colpi degli sfrenati aguzzini, pregava e diceva: “Signore Gesù, accogli il mio spirito”, “Signore non imputare loro questo peccato”.<br />
Gli Atti degli Apostoli dicono che persone pie lo seppellirono, non lasciandolo in preda alle bestie selvagge, com’era consuetudine allora; mentre nella città di Gerusalemme si scatenò una violenta persecuzione contro i cristiani, comandata da Saulo.<br />
Tra la nascente Chiesa e la sinagoga ebraica, il distacco si fece sempre più evidente fino alla definitiva separazione; la Sinagoga si chiudeva in se stessa per difendere e portare avanti i propri valori tradizionali; la Chiesa, sempre più inserita nel mondo greco-romano, si espandeva iniziando la straordinaria opera di inculturazione del Vangelo.<br />
Dopo la morte di Stefano, la storia delle sue reliquie entrò nella leggenda; il 3 dicembre 415 un sacerdote di nome Luciano di Kefar-Gamba, ebbe in sogno l’apparizione di un venerabile vecchio in abiti liturgici, con una lunga barba bianca e con in mano una bacchetta d’oro con la quale lo toccò chiamandolo tre volte per nome.<br />
Gli svelò che lui e i suoi compagni erano dispiaciuti perché sepolti senza onore, che volevano essere sistemati in un luogo più decoroso e dato un culto alle loro reliquie e certamente Dio avrebbe salvato il mondo destinato alla distruzione per i troppi peccati commessi dagli uomini.<br />
Il prete Luciano domandò chi fosse e il vecchio rispose di essere il dotto Gamaliele che istruì s. Paolo, i compagni erano il protomartire s. Stefano che lui aveva seppellito nel suo giardino, san Nicodemo suo discepolo, seppellito accanto a s. Stefano e s. Abiba suo figlio seppellito vicino a Nicodemo; anche lui si trovava seppellito nel giardino vicino ai tre santi, come da suo desiderio testamentario.<br />
Infine indicò il luogo della sepoltura collettiva; con l’accordo del vescovo di Gerusalemme, si iniziò lo scavo con il ritrovamento delle reliquie. La notizia destò stupore nel mondo cristiano, ormai in piena affermazione, dopo la libertà di culto sancita dall’imperatore Costantino un secolo prima.<br />
Da qui iniziò la diffusione delle reliquie di s. Stefano per il mondo conosciuto di allora, una piccola parte fu lasciata al prete Luciano, che a sua volta le regalò a vari amici, il resto fu traslato il 26 dicembre 415 nella chiesa di Sion a Gerusalemme.<br />
Molti miracoli avvennero con il solo toccarle, addirittura con la polvere della sua tomba; poi la maggior parte delle reliquie furono razziate dai crociati nel XIII secolo, cosicché ne arrivarono effettivamente parecchie in Europa, sebbene non si sia riusciti a identificarle dai tanti falsi proliferati nel tempo, a Venezia, Costantinopoli, Napoli, Besançon, Ancona, Ravenna, ma soprattutto a Roma, dove si pensi, nel XVIII secolo si veneravano il cranio nella Basilica di S. Paolo fuori le Mura, un braccio a S. Ivo alla Sapienza, un secondo braccio a S. Luigi dei Francesi, un terzo braccio a Santa Cecilia; inoltre quasi un corpo intero nella basilica di S. Loernzo fuori le Mura.<br />
La proliferazione delle reliquie, testimonia il grande culto tributato in tutta la cristianità al protomartire santo Stefano, già veneratissimo prima ancora del ritrovamento delle reliquie nel 415.<br />
Chiese, basiliche e cappelle in suo onore sorsero dappertutto, solo a Roma se ne contavano una trentina, delle quali la più celebre è quella di S. Stefano Rotondo al Celio, costruita nel V secolo da papa Simplicio.<br />
Ancora oggi in Italia vi sono ben 14 Comuni che portano il suo nome; nell’arte è stato sempre raffigurato indossando la ‘dalmatica’ la veste liturgica dei diaconi; suo attributo sono le pietre della lapidazione, per questo è invocato contro il mal di pietra, cioè i calcoli ed è il patrono dei tagliapietre e muratori.</p>
<p>Autore: <em>Antonio Borrelli</em></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.santiebeati.it/">Santi e Beati</a></p>
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		<title>Sant&#8217;Ignazio di Loyola, Patrono di Piedimonte Etneo (CT)</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 06:30:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sant&#8217;Ignazio di Loyola Sacerdote, Patrono di Piedimonte Etneo (CT)
31 luglio
Il grande protagonista della Riforma cattolica nel XVI secolo, nacque ad Azpeitia, un paese basco, nel 1491. Era avviato alla vita del cavaliere, la conversione avvenne durante una convalescenza, quando si trovò a leggere dei libri cristiani. All&#8217;abbazia benedettina di Monserrat fece una confessione generale, si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Sant&#8217;Ignazio di Loyola Sacerdote, Patrono di Piedimonte Etneo (CT)<br />
<em>31 luglio</em></p>
<p><a href="http://www.blogvillage.it/wp-content/uploads/2010/07/SantIgnazio-di-Loyola-Piedimonte-Etneo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1619" title="Sant'Ignazio di Loyola Piedimonte Etneo" src="http://www.blogvillage.it/wp-content/uploads/2010/07/SantIgnazio-di-Loyola-Piedimonte-Etneo-180x300.jpg" alt="Sant'Ignazio di Loyola Piedimonte Etneo" width="180" height="300" /></a>Il grande protagonista della Riforma cattolica nel XVI secolo, nacque ad Azpeitia, un paese basco, nel 1491. Era avviato alla vita del cavaliere, la conversione avvenne durante una convalescenza, quando si trovò a leggere dei libri cristiani. All&#8217;abbazia benedettina di Monserrat fece una confessione generale, si spogliò degli abiti cavallereschi e fece voto di castità perpetua. Nella cittadina di Manresa per più di un anno condusse vita di preghiera e di penitenza; fu qui che vivendo presso il fiume Cardoner decise di fondare una Compagnia di consacrati. Da solo in una grotta prese a scrivere una serie di meditazioni e di norme, che successivamente rielaborate formarono i celebri Esercizi Spirituali. L&#8217;attività dei Preti pellegrini, quelli che in seguito saranno i Gesuiti, si sviluppa un po&#8217;in tutto il mondo. Il 27 settembre 1540 papa Paolo III approvò la Compagnia di Gesù. Il 31 luglio 1556 Ignazio di Loyola morì. Fu proclamato santo il 12 marzo 1622 da papa Gregorio XV. (Avvenire)</p>
<p>Il primo scritto che racconta la vita, la vocazione e la missione di s. Ignazio, è stato redatto proprio da lui, in Italia è conosciuto come “Autobiografia”, ed egli racconta la sua chiamata e la sua missione, presentandosi in terza persona, per lo più designato con il nome di “pellegrino”; apparentemente è la descrizione di lunghi viaggi o di esperienze curiose e aneddotiche, ma in realtà è la descrizione di un pellegrinaggio spirituale ed interiore.</p>
<p><span id="more-1618"></span><br />
Il grande protagonista della Riforma cattolica nel XVI secolo, nacque ad Azpeitia un paese basco, nell’estate del 1491, il suo nome era Iñigo Lopez de Loyola, settimo ed ultimo figlio maschio di Beltran Ibañez de Oñaz e di Marina Sanchez de Licona, genitori appartenenti al casato dei Loyola, uno dei più potenti della provincia di Guipúzcoa, che possedevano una fortezza padronale con vasti campi, prati e ferriere.<br />
Iñigo perse la madre subito dopo la nascita, ed era destinato alla carriera sacerdotale secondo il modo di pensare dell’epoca, nell’infanzia ricevé per questo anche la tonsura.<br />
Ma egli ben presto dimostrò di preferire la vita del cavaliere come già per due suoi fratelli; il padre prima di morire, nel 1506 lo mandò ad Arévalo in Castiglia, da don Juan Velázquez de Cuellar, ministro dei Beni del re Ferdinando il Cattolico, affinché ricevesse un’educazione adeguata; accompagnò don Juan come paggio, nelle cittadine dove si trasferiva la corte allora itinerante, acquisendo buone maniere che tanto influiranno sulla sua futura opera.<br />
Nel 1515 Iñigo venne accusato di eccessi d’esuberanza e di misfatti accaduti durante il carnevale ad Azpeitia e insieme al fratello don Piero, subì un processo che non sfociò in sentenza, forse per l’intervento di alti personaggi; questo per comprendere che era di temperamento focoso, corteggiava le dame, si divertiva come i cavalieri dell’epoca.<br />
Morto nel 1517 don Velázquez, il giovane Iñigo si trasferì presso don Antonio Manrique, duca di Najera e viceré di Navarra, al cui servizio si trovò a combattere varie volte, fra cui nell’assedio del castello di Pamplona ad opera dei francesi; era il 20 maggio 1521, quando una palla di cannone degli assedianti lo ferì ad una gamba.<br />
Trasportato nella sua casa di Loyola, subì due dolorose operazioni alla gamba, che comunque rimase più corta dell’altra, costringendolo a zoppicare per tutta la vita.<br />
Ma il Signore stava operando nel plasmare l’anima di quell’irrequieto giovane; durante la lunga convalescenza, non trovando in casa libri cavallereschi e poemi a lui graditi, prese a leggere, prima svogliatamente e poi con attenzione, due libri ingialliti fornitagli dalla cognata.<br />
Si trattava della “Vita di Cristo” di Lodolfo Cartusiano e la “Leggenda Aurea” (vita di santi) di Jacopo da Varagine (1230-1298), dalla meditazione di queste letture, si convinse che l’unico vero Signore al quale si poteva dedicare la fedeltà di cavaliere era Gesù stesso.<br />
Per iniziare questa sua conversione di vita, decise appena ristabilito, di andare pellegrino a Gerusalemme dove era certo, sarebbe stato illuminato sul suo futuro; partì nel febbraio 1522 da Loyola diretto a Barcellona, fermandosi all’abbazia benedettina di Monserrat dove fece una confessione generale, si spogliò degli abiti cavallereschi vestendo quelli di un povero e fece il primo passo verso una vita religiosa con il voto di castità perpetua.<br />
Un’epidemia di peste, cosa ricorrente in quei tempi, gl’impedì di raggiungere Barcellona che ne era colpita, per cui si fermò nella cittadina di Manresa e per più di un anno condusse vita di preghiera e di penitenza; fu qui che vivendo poveramente presso il fiume Cardoner “ricevé una grande illuminazione”, sulla possibilità di fondare una Compagnia di consacrati e che lo trasformò completamente.<br />
In una grotta dei dintorni, in piena solitudine prese a scrivere una serie di meditazioni e di norme, che successivamente rielaborate formarono i celebri “Esercizi Spirituali”, i quali costituiscono ancora oggi, la vera fonte di energia dei Gesuiti e dei loro allievi.<br />
Arrivato nel 1523 a Barcellona, Iñigo di Loyola, invece di imbarcarsi per Gerusalemme s’imbarcò per Gaeta e da qui arrivò a Roma la Domenica delle Palme, fu ricevuto e benedetto dall’olandese Adriano VI, ultimo papa non italiano fino a Giovanni Paolo II.<br />
Imbarcatosi a Venezia arrivò in Terrasanta visitando tutti i luoghi santificati dalla presenza di Gesù; avrebbe voluto rimanere lì ma il Superiore dei Francescani, responsabile apostolico dei Luoghi Santi, glielo proibì e quindi ritornò nel 1524 in Spagna.<br />
Intuì che per svolgere adeguatamente l’apostolato, occorreva approfondire le sue scarse conoscenze teologiche, cominciando dalla base e a 33 anni prese a studiare grammatica latina a Barcellona e poi gli studi universitari ad Alcalà e a Salamanca.<br />
Per delle incomprensioni ed equivoci, non poté completare gli studi in Spagna, per cui nel 1528 si trasferì a Parigi rimanendovi fino al 1535, ottenendo il dottorato in filosofia.<br />
Ma già nel 1534 con i primi compagni, i giovani maestri Pietro Favre, Francesco Xavier, Lainez, Salmerón, Rodrigues, Bobadilla, fecero voto nella Cappella di Montmartre di vivere in povertà e castità, era il 15 agosto, inoltre promisero di recarsi a Gerusalemme e se ciò non fosse stato possibile, si sarebbero messi a disposizione del papa, che avrebbe deciso il loro genere di vita apostolica e il luogo dove esercitarla; nel contempo Iñigo latinizzò il suo nome in Ignazio, ricordando il santo vescovo martire s. Ignazio d’Antiochia.<br />
A causa della guerra fra Venezia e i Turchi, il viaggio in Terrasanta sfumò, per cui si presentarono dal papa Paolo III (1534-1549), il quale disse: “Perché desiderate tanto andare a Gerusalemme? Per portare frutto nella Chiesa di Dio l’Italia è una buona Gerusalemme”; e tre anni dopo si cominciò ad inviare in tutta Europa e poi in Asia e altri Continenti, quelli che inizialmente furono chiamati “Preti Pellegrini” o “Preti Riformati” in seguito chiamati Gesuiti.<br />
Ignazio di Loyola nel 1537 si trasferì in Italia prima a Bologna e poi a Venezia, dove fu ordinato sacerdote; insieme a due compagni si avvicinò a Roma e a 14 km a nord della città, in località ‘La Storta’ ebbe una visione che lo confermò nell’idea di fondare una “Compagnia” che portasse il nome di Gesù.<br />
Il 27 settembre 1540 papa Polo III approvò la Compagnia di Gesù con la bolla “Regimini militantis Ecclesiae”.<br />
L’8 aprile 1541 Ignazio fu eletto all’unanimità Preposito Generale e il 22 aprile fece con i suoi sei compagni, la professione nella Basilica di S. Paolo; nel 1544 padre Ignazio, divenuto l’apostolo di Roma, prese a redigere le “Costituzioni” del suo Ordine, completate nel 1550, mentre i suoi figli si sparpagliavano per il mondo.<br />
Rimasto a Roma per volere del papa, coordinava l’attività dell’Ordine, nonostante soffrisse dolori lancinanti allo stomaco, dovuti ad una calcolosi biliare e a una cirrosi epatica mal curate, limitava a quattro ore il sonno per adempiere a tutti i suoi impegni e per dedicarsi alla preghiera e alla celebrazione della Messa.<br />
Il male fu progressivo limitandolo man mano nelle attività, finché il 31 luglio 1556, il soldato di Cristo, morì in una modestissima camera della Casa situata vicina alla Cappella di Santa Maria della Strada a Roma.<br />
Fu proclamato beato il 27 luglio 1609 da papa Paolo V e proclamato santo il 12 marzo 1622 da papa Gregorio XV.<br />
Si completa la scheda sul Santo Fondatore, colonna della Chiesa e iniziatore di quella riforma coronata dal Concilio di Trento, con una panoramica di notizie sul suo Ordine, la “Compagnia di Gesù”.</p>
<p>Le “Costituzioni” redatte da s. Ignazio fissano lo spirito della Compagnia, essa è un Ordine di “chierici regolari” analogo a quelli sorti nello stesso periodo, ma accentuante anche nella denominazione scelta dal suo Fondatore, l’aspetto dell’azione militante al servizio della Chiesa.<br />
La Compagnia adattò lo spirito del monachesimo, al necessario dinamismo di un apostolato da svolgersi in un mondo in rapida trasformazione spirituale e sociale, com’era quello del XVI secolo; alla stabilità della vita monastica sostituì una grande mobilità dei suoi membri, legati però a particolari obblighi di obbedienza ai superiori e al papa; alle preghiere del coro sostituì l’orazione mentale.<br />
Considerò inoltre essenziale la preparazione e l’aggiornamento culturale dei suoi membri. È governata da un “Preposito generale”.<br />
I gradi della formazione dei sacerdoti gesuiti, comprendono due anni di noviziato, gli aspiranti sono detti ‘scolastici’, gli studi approfonditi sono inframezzati dall’ordinazione sacerdotale (solitamente dopo il terzo anno di filosofia), il giovane gesuita verso i 30 anni diventa professo ed emette i tre voti solenni di povertà, castità e obbedienza, più in quarto voto di obbedienza speciale al papa; accanto ai ‘professi’ vi sono i “coadiutori spirituali” che emettono soltanto i tre voti semplici.<br />
Non c’è un ramo femminile né un Terz’Ordine. La spiritualità della Compagnia si basa sugli ‘Esercizi Spirituali’ di s. Ignazio e si contraddistingue per l’abbandono alla volontà di Dio espresso nell’assoluta obbedienza ai superiori; in una profonda vita interiore alimentata da costanti pratiche spirituali, nella mortificazione dell’egoismo e dell’orgoglio; nello zelo apostolico; nella totale fedeltà alla Santa Sede.<br />
I Gesuiti non possono possedere personalmente rendite fisse, consentite solo ai Collegi e alle Case di formazione; i professi fanno anche il voto speciale di non aspirare a cariche e dignità ecclesiastiche.<br />
Come attività, in origine la Compagnia si presentava come un gruppo missionario a disposizione del pontefice e pronto a svolgere qualsiasi compito questi volesse affidargli per la “maggior gloria di Dio”.<br />
Quindi svolsero attività prevalentemente itinerante, facendo fronte alle più urgenti necessità di predicazione, di catechesi, di cura di anime, di missioni speciali, di riforma del clero, operante nella Controriforma e nell’evangelizzazione dei nuovi Paesi (Oriente, Africa, America).<br />
Nel 1547, s. Ignazio affidò alla sua Compagnia, un ministero inizialmente non previsto, quello dell’insegnamento, che diventò una delle attività principali dell’Ordine e uno dei principali strumenti della sua diffusione e della sua forza, lo testimoniano i prestigiosi Collegi sparsi per il mondo.<br />
Alla morte di s. Ignazio, avvenuta come già detto nel 1556, la Compagnia contava già mille membri e nel 1615, con la guida dei vari Generali succedutisi era a 13.000 membri, diffondendosi in tutta Europa, subendo anche i primi martiri (Campion, Ogilvie, in Inghilterra).<br />
Ma soprattutto ebbe un’attività missionaria di rilievo iniziata nel 1541 con s. Francesco Xavier, inviato in India e nel Giappone, dove i successivi gesuiti subirono come gli altri missionari, sanguinose persecuzioni.<br />
Più duratura fu la loro opera in Cina con padre Matteo Ricci (1552-1610) e in America Meridionale, specie in Brasile, con le famose ‘riduzioni’. Più sfortunata fu l’opera dei Gesuiti in America Settentrionale, in cui furono martiri i santi Giovanni de Brebeuf, Isacco Jogues, Carlo Garnier e altri cinque missionari.<br />
Col passare del tempo, nei secoli XVII e XVIII i Gesuiti con la loro accresciuta potenza furono al centro di dispute dottrinarie e di violenti conflitti politico-ecclesiatici, troppo lunghi e numerosi da descrivere in questa sede; che alimentarono l’odio di tanti movimenti antireligiosi e l’astio dei Domenicani, dei sovrani dell’epoca e dei parlamentari e governi di vari Stati.<br />
Si arrivò così allo scioglimento prima negli Stati di Portogallo, Spagna, Napoli, Parma e Piacenza e infine sotto la pressione dei sovrani europei, anche allo scioglimento totale della Compagnia di Gesù nel 1773, da parte di papa Clemente XIV.<br />
I Gesuiti però sopravvissero in Russia sotto la protezione dell’imperatrice Caterina II; nel 1814 papa Pio VII diede il via alla restaurazione della Compagnia.<br />
Da allora i suoi membri sono stati sempre presenti nelle dispute morali, dottrinarie, filosofiche, teologiche e ideologiche, che hanno interessato la vita morale e istituzionale della società non solo cattolica.<br />
Nel 1850 sorse la prestigiosa e diffusa rivista “La Civiltà Cattolica”, voce autorevole del pensiero della Compagnia; altre espulsioni si ebbero nel 1880 e 1901 interessanti molti Stati europei e sud americani.<br />
Nell’annuario del 1966 i Gesuiti erano 36.000, divisi in 79 province nel mondo e 77 territori di missione. In una statistica aggiornata al 2002, la Compagnia di Gesù annovera tra i suoi figli 49 Santi di cui 34 martiri e 147 Beati di cui 139 martiri; a loro si aggiungono centinaia di Servi di Dio e Venerabili, avviati sulla strada di un riconoscimento ufficiale della loro santità o del loro martirio.<br />
L’alto numero di martiri, testimonia la vocazione missionaria dei Gesuiti, votati all’affermazione della ‘maggior gloria di Dio’, nonostante i pericoli e le persecuzioni a cui sono andati incontro, sin dalla loro fondazione.</p>
<p>Autore: Antonio Borrelli</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.santiebeati.it/">Santi e Beati</a></p>
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		<title>Santa Venera, Patrona di Acireale (CT)</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 06:30:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Santa Venera martire, Patrona di Acireale (CT)
26 luglio
Santa Venera, detta anche Veneranda o Venerina, (Aci, odierna Acireale, 100 circa &#8211; 143 circa) è venerata come santa martire dalla Chiesa cattolica. 
Santa Venera sarebbe nata il venerdì Santo dell&#8217;anno 100 d.C., nella zona delle terme romane Xiphonie vicino Acireale (dette anche Terme di Santa Venera al Pozzo), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Santa Venera martire, Patrona di Acireale (CT)<br />
<em>26 luglio</em></p>
<p><strong><a href="http://www.blogvillage.it/wp-content/uploads/2010/08/Santa_Venera.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1715" title="Santa_Venera" src="http://www.blogvillage.it/wp-content/uploads/2010/08/Santa_Venera-219x300.jpg" alt="Santa_Venera" width="219" height="300" /></a>Santa Venera</strong>, detta anche <strong>Veneranda</strong> o <strong>Venerina</strong>, (Aci, odierna Acireale, 100 circa &#8211; 143 circa) è venerata come santa martire dalla Chiesa cattolica. <br />
Santa Venera sarebbe nata il venerdì Santo dell&#8217;anno 100 d.C., nella zona delle terme romane <em>Xiphonie</em> vicino Acireale (dette anche Terme di Santa Venera al Pozzo), figlia di due nobili cristiani della Gallia, <em>Agatone</em> e <em>Ippolita</em>, pii e devoti, dediti alla carità e all&#8217;aiuto dei miseri, che dopo 35 anni di preghiere e suppliche a Dio, traferitisi dalla Gallia prima a Roma e poi ad Aci-xifonia, ebbero la gioia di avere una figlia. La madre voleva che si chiamasse Venera in ricordo del giorno fortunato della sua nascita, però Agatone, temendo che quel nome potesse essere confuso con quello della dea la chiamò Veneranda; ma i greci della contrada, ispirandosi al nome usato dagli Ebrei nell&#8217;indicare il giorno precedente al sabato della Pasqua, nel quale era nata la fanciulla, la chiamarono Parasceve.</p>
<p><span id="more-1714"></span>Consacratasi a Dio, Venera studiò la Bibbia e le vite dei martiri e, dopo la morte dei genitori, all&#8217;età di 20 anni, si sarebbe dedicata per dieci anni all&#8217;ascesi e poi, a 30 anni, dati tutti i suoi beni ai poveri, cominciò a predicare il Vangelo spostandosi da un capo all&#8217;altro della Sicilia, non trascurando l&#8217;assistenza a poveri e malati, cosa che aveva sempre fatto, ancor fanciulla, sotto la guida della madre. Secondo la tradizione, Venera avrebbe predicato il messaggio evangelico nella sua Sicilia e poi in Campania e in Calabria. Qui sarebbe stata arrestata a Locri dal prefetto Antonio, il quale avrebbe cercato invano di ricondurla alla religione romana, prima con inviti e poi addirittura con atroci torture, dalle quali però Venera sarebbe uscita illesa. Il prefetto Antonio si convertì alla vista di tanti miracoli.<br />
Dopo questa esperienza, Venera avrebbe ripreso l&#8217;attività missionaria, percorrendo quasi tutte le province della Magna Grecia e convertendo molte persone, fino a un nuovo arresto da parte delle autorità locali (in particolare si fa il nome di un certo Temio), che l&#8217;avrebbe sottoposta ad altre torture ma dalle quali, anche stavolta, sarebbe uscita illesa ed avrebbe convertito il tiranno Temio.<br />
Secondo la tradizione, Venera sarebbe morta in Gallia in seguito a una condanna alla decapitazione e il suo corpo lasciato insepolto finché alcuni cristiani l&#8217;avrebbero traslato ad Ascoli Piceno, dove sarebbe stato venerato fino al IV secolo, quando sarebbe stato trasferito a Roma, un 14 novembre.<br />
Secondo una tradizione diversa, invece, Venera sarebbe morta il 26 luglio del 143 d.C., per decapitazione ma in Sicilia anziché in Gallia, e precisamente nello stesso luogo dove si presume sia nata. La tradizione inoltre riporta come, prima di morire decapitata, la santa abbia chiesto ed ottenuto con una voce venuta da cielo, la promessa da Dio che, chiunque si fosse rivolto a lei con fede, avrebbe avuto concessa la liberazione dalle angosce in cui si trovasse. Le sue reliquie sarebbe giunte ad Acireale soltanto nel tardo Medioevo (anche se in momenti diversi), probabilmente da Roma. Nella città di Salemi, paese della Sicilia Occidentale, vengono custodite le restanti parti del corpo della santa; queste erano poste dentro un sarcofago sotto una delle cappelle della Chiesa dei Gesuiti, oggi Chiesa Madre e un&#8217;iscrizione riporta proprio il nome della santa in latino &#8220;Veneriae&#8221; e del suo martirio. A Taormina una tradizione locale riferisce del ritrovamento degli arnesi usati per il martirio di Venera.</p>
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		<title>Trecase (Napoli) 29 giugno 2010, avvistamento U.F.O.</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 19:57:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Trecase (NA). In esclusiva vi mostriamo un avvistamento di oggetti volanti non identificati (U.F.O.) registrato ieri sera alle ore 23.18 circa sopra i cieli del Vesuvio. Nel filmato amatoriale si vedono delle sfere di colore arancione che, dopo essersi allineati, hanno assunto la forma di un triangolo scaleno.
«Avevo sentito parlare degli avvistamenti avvenuti il 16 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Trecase (NA).</strong></em> In esclusiva vi mostriamo un avvistamento di oggetti volanti non identificati <strong>(U.F.O.)</strong> registrato ieri sera alle ore 23.18 circa sopra i cieli del Vesuvio. Nel filmato amatoriale si vedono delle sfere di colore arancione che, dopo essersi allineati, hanno assunto la forma di un triangolo scaleno.</p>
<blockquote><p>«Avevo sentito parlare degli avvistamenti avvenuti il 16 giugno a Napoli &#8211; racconta G.M.G. di Trecase &#8211; ma non pensavo mai di registrare con la mia macchina fotografica questi strani fenomeni avvenuti quì a Trecase ieri sera. Su internet ho letto che possono trattarsi di lampade cinesi o mongolfiere che vengono lanciati in cielo in occasione di matrimoni o feste. Comunque sia, di qualsiasi cosa si tratti posso dire di avere tanta fede verso colui che ci ha creati, Dio».</p>
<p><span id="more-1603"></span></p></blockquote>
<p>Lo strano fenomeno di avvistamento UFO avvenuto nella zona di Trecase non è l&#8217;unico caso documentato, infatti già negli ultimi mesi, tutta la provincia di Napoli è stata interessata da un continuo via vai di sfere luminose.<br />
Ecco alcune date degli ultimi avvistamenti:<br />
 <br />
<strong>11 giugno 2010:</strong> Castellamare di Stabia;<br />
<strong>16 giugno 2010:</strong> Napoli;<br />
<strong>26 giugno 2010:</strong> Napoli, Marigliano, Frattamaggiore;<br />
<strong>29 giugno 2010:</strong> Trecase, Ponticelli.</p>
<p>E&#8230; il mistero continua!</p>
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		<title>Santa Febronia, Patrona di Palagonia (CT)</title>
		<link>http://www.blogvillage.it/2010/06/25/santa-febronia-patrona-di-palagonia-ct/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 06:30:01 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Palagonia]]></category>

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		<description><![CDATA[ Santa Febronia Martire in Persia, Patrona di Palagonia (CT)
25 giugno
Il Martirologio Romano commemora il 25 giugno a Sibapoli (ossia Nisibi) il martirio di Febronia al tempo dell&#8217;imperatore Diocleziano e del prefetto Lisimaco. Dopo i lunghi tormenti che le furono inflitti a causa della sua ostinazione nell&#8217;attaccamento alla fede, ella sarebbe stata decapitata.
L&#8217;origine della notizia del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> Santa Febronia Martire in Persia, Patrona di Palagonia (CT)<br />
<em>25 giugno</em></p>
<p><a href="http://www.blogvillage.it/wp-content/uploads/2010/07/Santa_Febronia_palagonia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1612" title="Santa_Febronia_palagonia" src="http://www.blogvillage.it/wp-content/uploads/2010/07/Santa_Febronia_palagonia-150x150.jpg" alt="Santa_Febronia_palagonia" width="150" height="150" /></a>Il Martirologio Romano commemora il 25 giugno a Sibapoli (ossia Nisibi) il martirio di Febronia al tempo dell&#8217;imperatore Diocleziano e del prefetto Lisimaco. Dopo i lunghi tormenti che le furono inflitti a causa della sua ostinazione nell&#8217;attaccamento alla fede, ella sarebbe stata decapitata.</p>
<p>L&#8217;origine della notizia del Martirologio Romano va ricercata nei sinassari bizantini, i quali, infatti, dedicano ad Febronia, nello stesso giorno, una lunga notizia secondo cui costei era monaca e, nonostante i pericoli della persecuzione, aveva rifiutato di seguire le sue compagne nella fuga. La notizia dei sinassari bizantini è a sua volta un sunto di una passio greca che il Papebroch ha pubblicato con una traduzione latina; esiste anche di Febronia una passio siriaca pubblicata da P. Bedjan in base a due mss. del British Muscum, uno dei quali risale al sec. VII.</p>
<p><span id="more-1609"></span></p>
<p>Già il Tillemont (V, pp. 178-79, 654) aveva negato ogni autenticità alla passio greca, sebbene essa si presenti come scritta da Artemide, una monaca testimone degli avvenimenti narrati; altrettanto si deve dire di quella siriaca da cui la greca dipende, come ha provato recentemente J. Simon.</p>
<p>Non si nota alcuna traccia di culto verso s. Febronia prima del sec. VII, quando il suo nome appare nei Miracula Artemii (BHG, 1, p. 65, n. 173) condividendo con questo santo il ruolo di taumaturga. Va notato che in questo testo è fatta menzione dell&#8217;imperatore Eraclio che aveva, appunto, una figlia di nome Febronia: ci si è quindi chiesti se questo fatto non debba porsi in relazione con l&#8217;improvviso culto reso alla supposta martire. L&#8217;ipotesi è ammissibile per ciò che riguarda la diffusione della popolarità di Febronia nell&#8217;impero bizantino, ma difficilmente spiega la sua origine nel confini estremi dell&#8217;impero, in ambiente nestoriano, dove J. Simon pone la nascita della leggenda. Corredando di diversi esempi la sua affermazione, TI sapiente agiografo conclude così il suo studio: «Per reazione contro il monofisismo, gli agiografi nestoriani della regione di Nisibi cercarono di mantenere vive le tradizioni dell&#8217;epoca anteriore alla rottura con Bisanzio e all&#8217;occorrenza non si esimevano dall&#8217;inventarne. Scritta in siriaco per la gloria dell&#8217;ellenismo, la passio di Febronia mira a mostrare agli abitanti di Nisibi che il passato della loro città si ricollega alla Chiesa greca. Come Edessa, divenuta la città santa dei monofisiti, Nisibi doveva possedere dei martiri anteriori alla persecuzione di Sapore. F. è una di queste figure create sul modello delle figure epiche dell&#8217;agiografia bizantina» (J. Simon, op. cit., p. 76).</p>
<p>Resterebbe tuttavia da spiegare un punto: il trasferimento, cioè, del culto di Febronia dal suo ambiente di origine (nestoriano), alla chiesa monofisita. Dei martirologi siriaci pubblicati da Nau, quattro almeno fanno menzione del martirio di Febronia al 25 hazirán (= 25 giugno) né la sua menzione manca nel Martirologio di Rabbán Slibà.</p>
<p>Una chiesa di Trani (Puglia) ha preteso, ad un certo punto, di possedere il corpo di Febronia e numerose chiese e monasteri d&#8217;Italia e di Francia le tributano un culto particolare.</p>
<p>Autore: <em>Joseph-Marie Sauget</em></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.santiebeati.it/">Santi e Beati</a></p>
<p>Foto: <a href="http://www.amedit.it/">Amedit</a></p>
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		<title>Domani Giornata Mondiale del Donatore di Sangue</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 20:00:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si celebrerà, domani 14 giugno, la &#8220;Giornata Mondiale del Donatore di Sangue&#8221;. L&#8217;iniziativa è stata istituita nel 2004 dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità, in collaborazione con la Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, con la Federazione Internazionale delle Organizzazioni dei Donatori di Sangue e con la Società Internazionale di Medicina Trasfusionale.
Il 14 giugno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogvillage.it/wp-content/uploads/2010/06/4142_img1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1591" title="4142_img1" src="http://www.blogvillage.it/wp-content/uploads/2010/06/4142_img1-211x300.png" alt="4142_img1" width="211" height="300" /></a>Si celebrerà, domani 14 giugno, la<strong> &#8220;Giornata Mondiale del Donatore di Sangue&#8221;</strong>. L&#8217;iniziativa è stata istituita nel 2004 dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità, in collaborazione con la Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, con la Federazione Internazionale delle Organizzazioni dei Donatori di Sangue e con la Società Internazionale di Medicina Trasfusionale.</p>
<p>Il 14 giugno è stato scelto in quanto giorno di nascita di Karl Landsteiner, scopritore dei gruppi sanguigni e coscopritore del fattore Rhesus.</p>
<p>Le celebrazioni ufficiali quest&#8217;anno si terranno a Barcellona in quanto, la città è stata nominata per il 2010 capitale mondiale del donatore di sangue.</p>
<p>Lo slogan scelto per l&#8217;occasione, è “New blood for the world”, un messaggio chiaro che vuole colpire le coscienze delle nuove generazioni affinchè con il loro aiuto &#8220;garantiscono&#8221; il fabbisogno di sangue in costante</p>
<p><span id="more-1590"></span><br />
aumento e &#8220;sostituiscono&#8221; le vecchie generazioni, per poter proseguire un&#8217;attività alquanto delicata e importante che, se venisse a mancare, provocherebbe gravi disagi a chi abbisogna di sangue.</p>
<p>In Italia l&#8217;AVIS ha realizzato un manifesto ad hoc, &#8220;<a href="http://www.tuttidovremmofarlo.it/index.html">Tuttidovremmofarlo</a>&#8221; che potrà essere utilizzato dalle sue oltre 3.300 sedi sparse su tutto il territorio nazionale.</p>
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		<title>Sant&#8217;Antonio da Padova, Patrono di Gravina di Catania (CT)</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 06:30:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sant&#8217;Antonio da Padova Sacerdote e dottore della Chiesa,
Patrono di Gravina di Catania (CT)
13 giugno
Fernando di Buglione nasce a Lisbona. A 15 anni è novizio nel monastero di San Vincenzo, tra gli agostiniani. Nel 1219, a 24 anni, viene ordinato prete. Nel 1220 giungono a Coimbra i corpi di cinque frati francescani decapitati in Marocco, dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><strong>Sant&#8217;Antonio da Padova Sacerdote e dottore della Chiesa,<br />
Patrono di Gravina di Catania (CT)<br />
</strong>13 giugno</em></p>
<p><a href="http://www.blogvillage.it/wp-content/uploads/2010/06/santantonio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1584" title="santantonio" src="http://www.blogvillage.it/wp-content/uploads/2010/06/santantonio.jpg" alt="santantonio" width="150" height="243" /></a>Fernando di Buglione nasce a Lisbona. A 15 anni è novizio nel monastero di San Vincenzo, tra gli agostiniani. Nel 1219, a 24 anni, viene ordinato prete. Nel 1220 giungono a Coimbra i corpi di cinque frati francescani decapitati in Marocco, dove si erano recati a predicare per ordine di Francesco d&#8217;Assisi. Ottenuto il permesso dal provinciale francescano di Spagna e dal priore agostiniano, Fernando entra nel romitorio dei Minori mutando il nome in Antonio. Invitato al Capitolo generale di Assisi, arriva con altri francescani a Santa Maria degli Angeli dove ha modo di ascoltare Francesco, ma non di conoscerlo personalmente. Per circa un anno e mezzo vive nell&#8217;eremo di Montepaolo. Su mandato dello stesso Francesco, inizierà poi a predicare in Romagna e poi nell&#8217;Italia settentrionale e in Francia. Nel 1227 diventa provinciale dell&#8217;Italia settentrionale proseguendo nell&#8217;opera di predicazione. Il 13 giugno 1231 si trova a Camposampiero e, sentondosi male, chiede di rientrare a Padova, dove vuole morire: spirerà nel convento dell&#8217;Arcella. (Avvenire)</p>
<p><span id="more-1583"></span><br />
Fernando di Buglione nasce a Lisbona da nobile famiglia portoghesediscendente dal crociato Goffredo di Buglione.<br />
A quindici anni è novizio nel monastero di San Vincenzo aLisbona, poi si trasferisce nel monastero di Santa Croce di Coimbra,il maggior centro culturale del Portogallo appartenente all&#8217;Ordinedei Canonici regolari di Sant&#8217;Agostino, dove studia scienze eteologia con ottimi maestri, preparandosi all&#8217;ordinazione sacerdotaleche riceverà nel 1219, quando ha ventiquattro anni. Quandosembrava dover percorrere la carriera del teologo e del filosofo,decide di lasciare l&#8217;ordine agostiniano. Fernando, infatti, nonsopporta i maneggi politici tra i canonici agostiniani e re AlfonsoII, in cuor suo anela ad una vita religiosamente più severa.Il suo desiderio si realizza allorché, nel 1220, giungono aCoimbra i corpi di cinque frati francescani decapitati in Marocco,dove si erano recati a predicare per ordine di Francescod&#8217;Assisi.<br />
Quando i frati del convento di monte Olivares arrivano per accogliere le spoglie dei martiri,Fernando confida loro la sua aspirazione di vivere nello spirito delVangelo. Ottenuto il permesso dal provinciale francescano diSpagna e dal prioreagostiniano, Fernando entra nel romitorio dei Minori e fa subitoprofessione religiosa, mutando il nome in Antonio in onoredell&#8217;abate, eremita egiziano.Anelando al martirio, subito chiede ed ottiene di partire missionarioin Marocco. È verso la fine del 1220 che s&#8217;imbarca su unveliero diretto in Africa, ma durante il viaggio è colpito dafebbre malarica e costretto a letto. La malattia si protrae e inprimavera i compagni lo convincono a rientrare in patria per curarsi.<br />
Secondo altre versioni, Antonio non si fermò mai in Marocco:ammalatosi appena partito da Lisbona, la nave fu spinta da unatempesta direttamente a Messina, in Sicilia. Curato daifrancescani della città, in due mesi guarisce. A Pentecosteè invitato al Capitolo generale di Assisi, arriva con altrifrancescani a Santa Maria degli Angeli dove ha modo di ascoltareFrancesco, ma non di conoscerlo personalmente. Il ministro provincialedell&#8217;ordine per l&#8217;Italia settentrionale gli propone di trasferirsi aMontepaolo, presso Forlì, dove serve un sacerdote che dica lamessa per i sei frati residenti nell&#8217;eremo composto da unachiesolina, qualche cella e un orto. Per circa un anno e mezzovive in contemplazione e penitenza, svolgendo per desiderio personalele mansioni più umili, finché deve scendere con iconfratelli in città, per assistere nella chiesa di SanMercuriale all&#8217;ordinazione di nuovi sacerdoti dell&#8217;ordine e dove predica alla presenza di una vasta plateacomposta anche dai notabili. Ad Antonio è assegnato il ruolo di predicatore einsegnante dallo stesso Francesco, che gli scrive una letteraraccomandandogli, però, di non perdere lo spirito della santaorazione e della devozione. Comincia a predicarenella Romagna, prosegue nell&#8217;Italia settentrionale, usa la sua parolaper combattere l&#8217;eresia (è chiamato anche il martello deglieretici), catara in Italia e albigese in Francia, dove arriverànel 1225. Tra il 1223 e quest&#8217;ultima data pone le basi della scuolateologica francescana, insegnando nel convento bolognese di SantaMaria della Pugliola. Quando è in Francia, tra il 1225 e il1227, assume un incarico di governo come custode di Limoges. Mentresi trova in visita ad Arles, si racconta gli sia apparso Francescoche aveva appena ricevuto le stigmate. Come custode partecipa nel1227 al Capitolo generale di Assisi dove il nuovo ministrodell&#8217;Ordine, Francesco nel frattempo è morto, èGiovanni Parenti, quel provinciale di Spagna che lo accolse anniprima fra i Minori e che lo nomina provinciale dell&#8217;Italiasettentrionale. Antonio apre nuove case, visita iconventi per conoscere personalmente tutti i frati, controlla leClarisse e il Terz&#8217;ordine, va a Firenze, finché fissa laresidenza a Padova e in due mesi scrive i Sermoni domenicali. APadova ottiene la riforma del Codice statutario repubblicano graziealla quale un debitore insolvente ma senza colpa, dopo averceduto tutti i beni non può essere anche incarcerato. Nonsolo, tiene testa ad Ezzelino da Romano, che era soprannominato ilFeroce e che in un solo giorno fece massacrare undicimila padovaniche gli erano ostili, perché liberi i capi guelfiincarcerati. Intanto scrive iSermoni per le feste dei Santi, i suoi temi preferiti sono i precettidella fede, della morale e della virtù, l&#8217;amore di Dio e lapietà verso i poveri, la preghiera e l&#8217;umiltà, lamortificazione e si scaglia contro l&#8217;orgoglio e la lussuria,l&#8217;avarizia e l&#8217;usura di cui è acerrimo nemico.<br />
E&#8217; mariologo, convinto assertore dell&#8217;assunzione della Vergine, surichiesta di papa Gregorio IX nel 1228 tiene le prediche dellasettimana di Quaresima e da questo papa è definito &#8220;arca delTestamento&#8221;. Si racconta che le prediche furono tenute davanti ad unafolla cosmopolita e che ognuno lo sentì parlare nella proprialingua. Per tre anni viaggia senza risparmio, è stanco, soffred&#8217;asma ed è gonfio per l&#8217;idropisia, torna a Padova ememorabili sono le sue prediche per la quaresima del 1231. Perriposarsi si ritira a Camposampiero, vicino Padova, dove il conteTiso, che aveva regalato un eremo ai frati, gli fa allestire unastanzetta tra i rami di un grande albero di noce. Da qui Antoniopredica, ma scende anche a confessare e la sera torna alla sua cellaarborea. Una notte che si era recato a controllare come stesseAntonio, il conte Tiso è attirato da una grande luce che escedal suo rifugio e assiste alla visita che Gesù Bambino fa alSanto.<br />
A mezzogiorno del 13 giugno, era un venerdì, Antonio si sentemancare e prega i confratelli di portarlo a Padova, dove vuolemorire. Caricato su un carro trainato da buoi, alla periferia dellacittà le sue condizioni si aggravano al punto che si decide diricoverarlo nel vicino convento dell&#8217;Arcella dove muore in serata. Siracconta che mentre stava per spirare ebbe la visione del Signore eche al momento della sua morte, nella città di Padova frottedi bambini presero a correre e a gridare che il Santo era morto.<br />
Nei giorni seguenti la sua morte, si scatenano &#8220;guerre intestine&#8221; trail convento dove era morto che voleva conservarne le spoglie e quellodi Santa Maria Mater Domini, il suo convento, dove avrebbe volutomorire. Durante la disputa si verificano persino disordini popolari,infine il padre provinciale decide che la salma sia portata aMaterDomini. Non appena il corpo giunge a destinazione iniziano imiracoli, alcuni documentati da testimoni. Anche in vita Antonioaveva operato miracoli quali esorcismi, profezie, guarigioni,compreso il riattaccare una gamba, o un piede, recisa, fece ritrovareil cuore di un avaro in uno scrigno, ad una donna riattaccò icapelli che il marito geloso le aveva strappato, rese innocui cibiavvelenati, predicò ai pesci, costrinse una mula adinginocchiarsi davanti all&#8217;Ostia, fu visto in più luoghicontemporaneamente, da qualcuno anche con Gesù Bambino inbraccio. Poiché un marito accusava la moglie di adulterio,fece parlare il neonato &#8220;frutto del peccato&#8221; secondo l&#8217;uomo pertestimoniare l&#8217;innocenza della donna. I suoi miracoli in vita e dopola morte hanno ispirato molti artisti fra cui Tiziano eDonatello.<br />
Antonio fu canonizzato l&#8217;anno seguente la sua morte dal papa GregorioIX.<br />
La grande Basilica a lui dedicata sorge vicino al convento di SantaMaria Mater Domini.<br />
Trentadue anni dopo la sua morte, durante la traslazione delle suespoglie, San Bonaventura da Bagnoregio trovò la lingua diAntonio incorrotta, ed è conservata nella cappella del Tesoropresso la basilica della città patavina di cui èpatrono.<br />
Nel 1946 Pio XII lo ha proclamato Dottore della Chiesa.</p>
<p>Autore: <em>Maurizio Valeriani</em></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.santiebeati.it/">Santi e Beati</a></p>
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		<title>Biancavilla, inaugurata domani la mostra personale di pittura di Mimma Alessandra</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 21:14:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog Village</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Biancavilla. Da domani 5 al 12 giugno, presso la &#8220;Villa delle Favare&#8221; saranno esposte le opere pittoriche dell&#8217;artista biancavillese Prof.ssa Mimma Alessandra.
Insieme all&#8217;inaugurazione della mostra personale di pittura sarà presento il libro di racconti &#8220;Storie di vita di un siciliano&#8221; del Saggista palermitano Sebastiano Bandieramonte che avrà inizio domani 5 giugno alle ore 18.00.
La mostra rimarrà aperta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://www.blogvillage.it/wp-content/uploads/2010/06/Foto_03.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1576" title="Pittura_Mimma_Alessandra" src="http://www.blogvillage.it/wp-content/uploads/2010/06/Foto_03-150x150.jpg" alt="Pittura_Mimma_Alessandra" width="150" height="150" /></a>Biancavilla.</strong></em> Da domani 5 al 12 giugno, presso la &#8220;Villa delle Favare&#8221; saranno esposte le opere pittoriche dell&#8217;artista biancavillese Prof.ssa Mimma Alessandra.<br />
Insieme all&#8217;inaugurazione della mostra personale di pittura sarà presento il libro di racconti <em>&#8220;Storie di vita di un siciliano&#8221;</em> del Saggista palermitano Sebastiano Bandieramonte che avrà inizio domani 5 giugno alle ore 18.00.</p>
<p>La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 12 giugno nei seguenti orari:</p>
<p><span id="more-1575"></span><br />
Domenica 6 giugno: dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle ore 17:00 alle 20:00.<br />
Lunedì 7 giugno: dalle ore 9:00 alle 14:00.<br />
Martedì 8 giugno: dalle ore 9:00 alle 14:00 e dalle ore 17:00 alle 19:00.<br />
Mercoledì 9 giugno: dalle ore 9:00 alle 14:00.<br />
Giovedì 10 giugno: dalle ore 9:00 alle 14:00 e dalle ore 17:00 alle 19:00.<br />
Venerdì 11 giugno: dalle ore 9:00 alle 14:00.<br />
Sabato 12 giugno: dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle ore 17:00 alle 20:00.</p>
]]></content:encoded>
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